I nostri consigli

  1. Prevenire l’usura

    Sgrassare lo scafo ed il ponte

    Nel porto la barca è attaccata dall’inquinamento atmosferico, ma anche dagli idrocarburi. Non tutti i motori delle barche sono ben regolati e certe partenze a freddo provocano una nuvola di fumo denso che si deposita sugli scafi. Per pulire questi depositi grassi bisogna iniziare da un abbondante lavaggio per eliminare tutte le particelle non incrostate. Il secondo passo è l’eliminazione dei residui grassi con uno sgrassante adatto. Quelli che vi proponiamo non rendono opaco il gelcoat o la vernice e non intaccano né le leghe né l’inox né il plexiglas. Bisogna solo attenersi al loro modo d’impiego lasciando agire il prodotto per il tempo richiesto e lavando poi abbondantemente.
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  2. Estetica e buon funzionamento

    La preparazione

    La buona riuscita di una riparazione, di una lucidatura dello scafo o di una verniciatura è legata alla preparazione. Essa rappresenta il 75% del lavoro. Sull'opera morta (parti dello scafo fuori dall'acqua) dipende dal materiale dello scafo.
     

    Vernice mono o bi-componente ?

    Le vernici “mono-componenti “ sono di facile impiego e la loro asciugatura per evaporazione del solvente lascia un residuo secco molto superiore alle vernici classiche. Di grande elasticità, sono
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  3. La malattia del poliestere

    Quando bisogna allarmarsi ?

    Su uno scafo vecchio di qualche anno, la presenza di piccole bollicine non lo mette in pericolo. La presenza invece di grosse bolle indica osmosi. A quel punto occorre intervenire. I prodotti
    preventivi, consigliati per trattare le bollicine o per prevenirle sono spesso più dannosi del non fare nulla. Se si applica un prodotto impermeabilizzante su uno scafo non perfettamente asciutto, si può accelerare il fenomeno dell'osmosi. Su una barca colpita da osmosi (grosse bolle) occorre invece intervenire. Si tratta di un lavoro complesso che richiede l’asportazione del gelcoat e l’asciugatura controllata dello scafo che può richiedere anche diversi mesi. Quando lo scafo è perfettamente asciutto, bisogna applicare un prodotto a base di resina epossid
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  4. Uno strumento indispensabile per la sicurezza

    Fisso o portatile ?

    I VHF fissi hanno una potenza massima di 25 Watt imposta dalla normativa. Questo limita la portata da 15 a 20 miglia da barca a barca e da 30 a 40 miglia verso le stazioni costiere. Tutte le nuove generazioni di VHF fissi presenti sul mercato, sono dotati di un sistema di sicurezza chiamato DSC (Digital Selective Call). I VHF portatili offrono le stesse possibilità di quelli fissi (anche se vi sono pochi modelli portatili omologati DSC). Hanno il vantaggio di essere autonomi e di poter essere utilizzati nel pozzetto, sul tender o sulla zattera di salvataggio. I due principali svantaggi sono: la potenza (da 1 a 6 watt) che limita la portata a circa 5 miglia e l'autonomia (da cinque a otto ore per un utilizzo normale).
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  5. Una novità già indispensabile !

    A cosa serve l'AIS ?

    Il sistema AIS trasmette alle altre imbarcazioni, dotate di ricevitori compatibili, delle informazioni relative all'imbarcazione sul quale è installato. In questo modo, sono trasmessi il codice identificativo dell'imbarcazione (numero MMSI e il suo nome), la sua posizione, rotta, velocità e le caratteristiche (lunghezza, larghezza, pescaggio) ed eventualmente delle informazioni sul suo carico, la destinazione…Tutti questi dati sono trasmessi continuamente sia in alto mare che in navigazione costiera. Un imbarcazione che riceve un segnale AIS può, visualizzare la rotta e la velocità dell'altra imbarcazione e, quindi, valutare se vi è pericolo di collisione. Si tratta appunto di un potente strumento per evitare gli abordi in mare. Questo sistema funziona sulle frequenze VHF (f
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